I difetti son negli occhi di chi guarda.

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Ho pensato di volervene parlare. Dopotutto, se mi seguite già da qualche anno, conoscete i miei trascorsi. In caso contrario, pazienza. Basta scorrere gli articoli fino a un paio d’anni fa, e sarà tutto più chiaro.

Sto vivendo, nuovamente, una profonda crisi d’identità. Non tanto basata sul fatto che non so più chi sono, quanto su quello che non so più COME sono. Ho trascorso un numero considerevole di mesi, ma probabilmente anche di anni, o addirittura decenni (due, mica tanti) formata e focalizzata sul concetto base che l’affetto lo si riceva compiacendo gli altri. Rendendoli contenti di noi. Orgogliosi di noi. Cercando con ogni briciolo della nostra forza di dire-fare-comportarci in modo tale che gli altri ne siano contenti.

Ho iniziato così attraverso i miei genitori. Io, per loro, dovevo essere LA PRIMA.

In tutto.

In ogni cosa loro dovevano avere l’appiglio per vantarsi di me confrontandomi coi figli di parenti/amici/colleghi. SEMPRE. A scuola: ottimi voti, ottime valutazioni degli insegnanti, mai una nota, mai un problema, NULLA. Nello sport: buttata in acqua a 2 anni, ho smesso a 15-16 perché tanto non riuscivo a primeggiare in quello sport e quindi proseguire non mi faceva sentire all’altezza, tanto non lo sentivo mio, per quanto avessi negli anni imparato ad amarlo. Negli hobby: ho iniziato a studiare pianoforte quando avevo 8 anni, e ho smesso a 18. Già a 16-17 capii che non sarei mai stata all’altezza delle loro aspettative anche in quel campo, con mio padre che si riteneva tuttologo e ampio conoscitore della materia (mai messo mano a nessuno strumento musicale)  e mi correggeva (a che titolo?) su tutto, e mia mamma che quando mi esercitavo veniva a chiudermi la porta della stanza. Sono gesti che restano. Sono gesti che segnano, specialmente se perpetrati durante l’infanzia e l’adolescenza.

Nei rapporti umani è uguale. Se sento di non poter dare abbastanza, getto la spugna e mi ritiro mestamente. Quando sento che nonostante tutto ciò che faccio i miei sforzi vengono ripagati con NIENTE, ed anzi, con continue critiche, proprio non riesco, mi sento male. Lascio perdere.

Sono cresciuta in questi 24 anni con la costante consapevolezza di dovermi CORREGGERE, di dover ambire alla perfezione da me stessa, per potermi garantire DI DIRITTO l’affetto altrui. Pensavo: “Cavolo, se mi ammirano per ciò che faccio, come possono non VOLERMI BENE?”. Forse era solo quello ciò che cercavo. Affetto incondizionato, a prescindere, nonostante. NONOSTANTE. Io il mio NONOSTANTE non me lo sono mai potuto permettere. E ne sto pagando le spese adesso, che sono grande e che forse è il momento di fare delle scelte veramente importanti per la mia vita e HO PAURA.

Credevo di aver finalmente raggiunto la felicità all’interno della mia relazione amorosa, ma, come immaginerete, così non è stato. Nulla togliere alla sua persona, è veramente un compagno ideale, ma anche lui ci ha messo del suo per non distogliermi da questa condizione di costante DEBITO verso gli altri. Verso lui. Verso la mia vita. Sono sempre stata una bambina da crescere, da correggere in ogni singolo difetto, minacciata di pagare le conseguenze di ogni mio singolo errore. E così è stato. E’ così. Ne sto pagando le conseguenze. E l’errore è stato proprio voler continuare a cullarmi in questa condizione di incapacità nello gestire me, il mio corpo, la mia vita e le mie decisioni, spacciando consigli, indicazioni, riprese, litigate per AMORE. In cambio di un briciolo di tatto e dolcezza ci ho rimesso completamente la MIA considerazione di ME. Il modo in cui mi vedo. Il modo in cui mi percepisco. La stima che ho di me. Tutto questo è molto sbagliato.

No. L’Amore (in generale) non è questo.

Una volta tanto vorrei essere la perfezione per qualcuno. Non la perfezione assoluta, ma quella soggettiva. Di qualcuno. Chiunque esso/a sia. Sentirmi amata e ben voluta per come sono. Nonostante ciò che sono. Perché io mi vedo una brava ragazza, sensibile, eclettica, con settordicimila interessi, curiosa, vogliosa di imparare, conoscere, osservare, capire. Sentirmi libera di sfogare la mia creatività in modo sereno e spensierato, senza doverla ritenere necessariamente una perdita di tempo che potrei impiegare facendo cose che accontenterebbero SOLO gli altri.

Io a 24 anni non ho la patente. E mi sto rifiutando di prenderla perché non è una scelta che IO prenderei per ME, adesso. E’ una scelta che altri stanno facendo per me. E’ utile, serve, tutto ciò che volete ma CHISSENEFREGA. Ho la metro sotto casa e gambe giovani, forti e muscolose che mi portano ovunque. Questo mi basta.

Mi chiedo se esista al mondo una persona per la quale essere il punto di partenza e il traguardo al tempo stesso. Una persona che mi guardi e pensi: DIAVOLO, NON C’E’ UNA COSA DI LEI CHE CAMBIEREI. Una persona per la quale non dovermi sudare con mille dimostrazioni un briciolo d’affetto e considerazione, perché non ne ho più l’energia. Né la voglia. Una persona disposta a fare per me tutto e anche più di ciò che sarei disposta a fare io. Perché sono stufa di dover rincorrere i canoni di terze persone perdendo di vista chi sono e cosa voglio da me.

Da alcuni giorni il registro è cambiato. Sono IO la persona cui dedico e dimostro affetto. Per gli altri c’è molto meno spazio. Perché in questi anni ne hanno occupato indegnamente troppo, lasciandomi anche il pavimento sporco, ora che sono stati pregati di andarsene. Persone che dovevano colmare a tutti i costi le mie lacune, le mie mancanze, quando io, quei vuoti, li avrei allegramente arredati fino al giorno in cui non sarebbe stato il momento di riempirli. OGNI COSA A SUO TEMPO. 

Giovedì scorso sono tornata a parlare con la mia psicologa. Domani ci tornerò di nuovo. Mi ha chiesto di ascoltare i miei sogni, farmi suggerire da loro dove si trova il vero problema.

Il vero problema, ad oggi, è che non sogno.

Non sogno. 

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Published by Sara Corinaldesi

Sara, romana, coi piedi ben piantati a terra e la testa perennemente tra le nuvole. Questo blog nasce con l'intento di aprirvi le porte del mio mondo fatto di scarpe, fotografie, viaggi, gatti e cose belle. Accomodatevi pure!

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